A quasi tre anni dalla legge delega n. 160/2023, la riforma degli incentivi alle imprese ha assunto una fisionomia definita. Il Codice degli incentivi (Dlgs 184/2025) detta dal 1° gennaio 2026 le regole comuni di accesso e gestione delle agevolazioni; il Dlgs 138/2026, in vigore dal 18 agosto, razionalizza l’offerta e la concentra su cinque macro-strumenti; il decreto direttoriale 31 luglio 2026 attiva il primo servizio operativo del sistema Incentivi Italia: dal 4 agosto le amministrazioni elaborano gli schemi di bando direttamente nel Registro nazionale degli aiuti di Stato, in conformità al bando-tipo (sul tema si veda anche il «Come fare per» di Micaela Marini). Alla prossima legge di Bilancio il compito di definire risorse e priorità.
Regole e strumenti: il doppio binario
La riforma procede su due piani complementari. Il Codice ha uniformato le procedure lungo l’intero ciclo di vita dell’incentivo: programmazione, accesso, gestione, controlli, revoche, valutazione. Il Dlgs 138/2026 interviene invece sulla struttura dell’offerta di competenza Mimit, ricondotta a cinque macro-strumenti: Fondo per la crescita sostenibile, Fondo di garanzia per le pmi, Fondo di sostegno al venture capital, Nuova Sabatini e incentivi per il settore aerospaziale.
Il Fcs, articolato in quattro aree di intervento, diventa il contenitore dei programmi ad alto impatto sulla competitività. Le misure già avviate restano attive secondo la disciplina vigente: la razionalizzazione riguarda la programmazione futura. Fuori dal perimetro restano gli incentivi fiscali automatici: la Nuova Transizione 5.0 non è quindi direttamente impattata dalla riforma e continua a seguire la propria disciplina, con accesso tramite la piattaforma NPTR5 del Gse.
Il bando-tipo diventa servizio
Il decreto del Mimit 18 giugno 2026 (Gazzetta Ufficiale n. 164 del 17 luglio) ha definito il bando-tipo previsto dall’articolo 6 del Codice; il decreto direttoriale 31 luglio 2026 ne ha adottato il protocollo tecnico, rendendo operativo dal 4 agosto il servizio di elaborazione dei bandi nell’area riservata del Rna.
Il servizio è accessibile alle amministrazioni accreditate come Autorità responsabili ed è gestito dalla Direzione generale per gli incentivi alle imprese con il supporto di Invitalia. Due gli allegati tecnici: un Modello di articolato in sedici articoli, con formulazioni tipo che coprono l’intera struttura del bando, dalle risorse disponibili a spese ammissibili, procedure di accesso, erogazioni, revoche e controlli, e un Glossario delle definizioni di uso corrente.
Gli effetti per imprese e consulenti
La standardizzazione non interessa solo le amministrazioni. Bandi costruiti sullo stesso schema significano requisiti, definizioni e procedure ricorrenti, con tempi di analisi ridotti e minore incertezza interpretativa nella predisposizione delle domande. Il Modello recepisce inoltre l’indicazione del Codice di adottare soluzioni procedurali che riducano il rischio di assegnazione delle risorse sulla base del solo ordine cronologico: un argine ai click day.
I tasselli mancanti
Il quadro regolatorio è definito, ma l’operatività piena dipende da tre passaggi. La legge di Bilancio dovrà quantificare gli stanziamenti delle quattro aree del Fcs; i decreti attuativi del Mimit ne fisseranno requisiti, intensità di aiuto e procedure; il sistema Incentivi Italia dovrà rendere progressivamente disponibili gli altri servizi previsti dall’articolo 3 del Codice. Per imprese e consulenti la variabile da presidiare non è più soltanto il singolo bando, ma la costruzione della cornice finanziaria e regolamentare entro cui i nuovi bandi, ora standardizzati, saranno emanati.
Il Sole 24 Ore - Marco Belardi