13 settembre 2024

Analisi di bilancio: strategici gli asset immateriali

Quando: Costantemente, nel corso della vita aziendale. Cosa scade: L'analisi della performance aziendale, esaminando non solo la prospettiva economico-finanziaria ma anche quelle dei valori intangibili. Per chi: Società, specie di capitali, che presentano i bilanci secondo le regole del Codice civile. Ma anche le piccole realtà aziendali, come pure i professionisti, e finanche le pubbliche amministrazioni. Come adempiere: La "Balanced scorecard" è un approccio alla pianificazione strategica flessibile che ben si adatta all'attuale turbolento contesto ambientale.

1. L'evoluzione del valore aziendale

Negli anni '70 del secolo scorso le 5 imprese di maggiore dimensione (misurate secondo la capitalizzazione nella borsa di Wall Street) – che, insieme, rappresentavano il 25% del mercato azionario – erano quelle operanti nei settori della tecnologia, dell'automotive e dell'energia (citiamo IBM, General Motors, Kodak, Exxon).

Anche nel listino della borsa attuale un quarto dell'intera capitalizzazione è concentrato in poche aziende: ma ora le più grandi società quotate rispondono ai nomi di Microsoft, Apple, Nvidia, Alphabet (Google) e Amazon. Oggi le più grandi aziende non hanno valore per via dei loro asset materiali, come avveniva il secolo scorso (si pensi ai grandi stabilimenti delle case automobilistiche e alle strutture delle società petrolifere): il valore delle aziende è dato dagli asset immateriali: il numero di utenti, il know how, ecc.

Mercato azionario negli USA: cambiamento delle aziende e del settore di appartenenza

Un altro dato a conferma di quanto detto: delle 500 imprese più grandi inserite nei dati di «S&P 500» il valore degli intangible assets:

-          nel 1975 nei bilanci rappresentava il 17% del totale dei valori;

-          -nel 2015 il rapporto era invertito: l'84% del valore era dato dagli intangibles e solo il 16% dagli asset materiali.

Anche l'esperienza comune ci insegna che da tempo la fonte principale del valore aggiunto generato dalle imprese dipende sempre meno da competenze produttive e sempre più da competenze nella eccellente gestione degli asset intangibili.

Se questo è sempre parso di immediata percezione nell'ambito dei servizi è ora più che mai consolidata anche nell'ambito manifatturiero. Si pensi ad esempio come la clientela sia propensa all'acquisto di un prodotto sulla base di aspetti intangibili come il design, la confezione, la reputazione del marchio, la preparazione tecnica del venditore, le competenze manageriali, la capacità di soddisfare al meglio il cliente.

Da qui la necessità, sentita anche dalle imprese industriali, di investire non tanto e non solo nel prodotto (e quindi negli asset fissi) quanto invece di dare maggior importanza a quei valori intangibili che tanto contribuiscono alla generazione del valore aggiunto.

2. Il capitale intellettuale

Non vi è dubbio che oggi il vero driver del valore è la conoscenza, l'intelligenza, l'intuizione, la capacità intellettuale e manageriale (si pensi al valore del capitale umano che hanno avuto Bill Gates e Steve Jobs per le note società di informatica sopra citate): la redditività dunque non nasce dagli immobili e dagli impianti, ma dal «capitale intellettuale» e da altri fattori che non trovano evidenza alcuna nel bilancio.

Anche Henry Ford, in tempi non sospetti, ebbe a dire: «Le due cose più importanti non compaiono nel bilancio di un'impresa: la sua reputazione e i suoi uomini».

Volendo schematizzare i valori di una azienda dovremmo distinguere tra quelli espressi in bilancio e quelli che non si vedono.

Capitale intellettuale e valore aziendale


 Per rafforzare ulteriormente questo concetto, si pensi alle storie dei grandi brand di oggi.

Si narra spesso di idee nate all'interno di umili garage. Evidentemente non è il possedere un garage il fattore critico di successo ma il fatto che colossi come Apple, Microsoft, Amazon sono nati avendo a loro disposizione pochi asset materiali dimostra che la differenza competitiva è data dal potenziale intellettuale (intuizione, intelligenza e capacità di implementazione). Sono queste le basi per creare grandi imprese, non gli asset materiali.

Il capitale intellettuale interagisce con le innovazioni digitali. Negli ultimi anni il legislatore ha proposto incentivi volti all'avanzamento tecnologico; ci riferiamo ai bonus volti a tenere il passo con la quarta rivoluzione industriale, mediante investimenti in beni – materiali e immateriali - rientranti nel paradigma «Industria 4.0» o nel ò più recente piano «Transizione 5.0».

Con l'espressione («quarta rivoluzione industriale») non intendiamo l'introduzione di una nuova tecnologia, ma un cambiamento culturale radicale in grado di rivoluzionare il modello di business aziendale, legato ad un ambiente industriale interconnesso che sfrutta i dati disponibili. In altre parole, si tratta di un processo di trasformazione produttiva ed economica che mira all'automazione e all'interconnessione dei processi e della produzione aziendale.

La quarta rivoluzione industriale


Nell'ambito della Digital transformation (processo di digitalizzazione) in corso, in cui troverà un posto anche l'Intelligenza Artificiale, la formazione è fondamentale, per allineare le competenze del capitale umano alle tecnologie adottate. Lo sviluppo di nuove skills, che interagiscono con le nuove tecnologie, determina un maggior valore del capitale umano che si riflette sul valore aziendale.

Senza però trascurare le soft skills - che non hanno a che fare con il digitale e che non sono strettamente connesse ad una professione specifica (pensiamo alla capacità di problem solving, team working, flessibilità cognitiva, identificazione dei propri gap di conoscenza) – e alle competenze specifiche in un determinato campo.

Volendo analizzare il capitale intellettuale nelle sue varie declinazioni potremmo proporre una tavola di sintesi.

Il Capitale intellettuale nelle sue varie declinazioni