19 giugno 2026

BCE pronta alla stretta: oggi tassi al 2,25%

I tassi d’interesse nell’area dell’euro torneranno a salire oggi dello 0,25%, a distanza di un anno esatto dall’ultimo taglio.

Il tasso sui depositi presso la Bce, mediante il quale il Consiglio direttivo orienta la politica monetaria, passerà dal 2% - livello sul quale è rimasto per 12 mesi – al 2,25 per cento. Lo prevedono i mercati e lo scontano le curve dei rendimenti, come indicato di recente da diversi membri del Comitato esecutivo, in un raro ritorno alle indicazioni prospettiche.

Quel che resta da chiarire, oggi, tra il linguaggio delle decisioni di politica monetaria e i toni e le parole in conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, è cosa accadrà dopo questo rialzo. Le previsioni prevalenti vedono una pausa in luglio, un rialzo a settembre e poi un grande punto interrogativo su un aumento dello 0,25% a dicembre. Le nuove proiezioni macroeconomiche, dello staff della Bce e dell’Eurosistema, forniranno al Consiglio i dati economici aggiornati. La Bce infatti prende decisioni seguendo un approccio guidato dai dati, di riunione in riunione, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi e quindi mantenendo la massima flessibilità in un contesto geopolitico e macroeconomico altamente incerto. Le nuove proiezioni avranno una crescita più debole e un’inflazione più alta rispetto alle proiezioni di marzo.

È prevedibile che la Bce torni a sottolineare di trovarsi oggi in una situazione migliore rispetto a quel meno 0,50% del luglio 2022. Il rischio di rivedere «il più ripido e il più rapido inasprimento» nella storia dell’euro (tra luglio 2022 e settembre 2023 la Bce alzò i tassi per dieci volte da meno 0,50% a 4%) è scongiurato: la crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno fatto impennare il prezzo del petrolio e danneggiato le catene di approvvigionamento, è arrivata in un momento in cui la Bce si trovava «in una buona posizione», dopo essere riuscita a riportare l’inflazione sull’obiettivo del 2% a medio termine mantenendo il tasso sui depositi al 2% per un anno. Il Consiglio tuttavia non siede sugli allori e oggi rialza i tassi, per evitare il disancoraggio delle aspettative dal target di medio termine, per iniziare a contenere eventuali effetti di secondo round.

La crescita economica nell’area dell’euro ha dimostrato finora una resilienza alle crisi superiore alle attese: la Bce dovrebbe oggi confermare che l’economia nell’area dell’euro non rischia la recessione nonostante la stretta sul costo del denaro per ora di un quarto di punto.

Certo è che la Bce, per quanto ami pensare di trovarsi «in a good place», non può permettersi di fare un errore: come quello che fece il presidente Trichet, che alzò i tassi quando avrebbe dovuto abbassarli, o quello di aspettare troppo ad alzarli quando scoppiò la crisi energetica innescata dalla guerra ingiustificata della Russia in Ucraina.

Isabella Bufacchi - IL Sole 24 Ore