07 luglio 2022

Da FED e BCE cure diverse per l'inflazione

La Banca centrale europea è pronta a far uscire i tassi di interesse dal territorio negativo ma qualsiasi rialzo dipenderà dai dati in arrivo, poiché le prospettive rimangono incerte.

Questo conferma una Bce riflessiva sul rialzare i tassi e con un occhio di riguardo per la crescita e una Fed che invece ha come unico obiettivo il calo dell’inflazione da perseguire anche sacrificando crescita e occupazione. Un membro Fed ha citato alcune ricerche della banca centrale dalle quali emerge che il danno causato da una stretta monetaria fin troppo vigorosa è meno grave di quel che si genera in caso di una stretta monetaria non sufficientemente energica (segui tassi e valute su www.aritma.eu).

Tutto ciò ha favorito il dollaro e ha fatto scendere tutti i tassi; il pericolo di recessione aumenta. Il biglietto verde è stato inoltre avvantaggiato da un clima di risk off: l’indice S&P500, benchmark del mercato azionario degli Stati Uniti, ha chiuso il primo semestre del 2022 con un calo del 20%, peggior risultato dal 1970.

Sul fronte prezzi dagli Usa i numeri sull’indice Pce, uno dei modi per misurare l’inflazione, avrebbero contribuito secondo alcuni a irrobustire l’idea che il picco dei prezzi al consumo possa essere alle spalle. L’indice mensile è salito dello 0,3% meno del previsto (0,4%) e soprattutto frenano le spese personali.

Nella zona euro l’inflazione sale dell’8,6% anno su anno, da +8,1% di maggio, il dato è di pochissimo sopra le aspettative (8,5%). Poco sotto le previsioni del consensus l’inflazione base, +3,7%, in lieve calo dal +3,8% del mese scorso.

L’inflazione italiana continua ad accelerare a giugno, sostenuta dall’impennata dei prezzi dell’energia, portandosi a livelli ben oltre le attese, ai massimi dal gennaio 1986. Secondo i dati provvisori nel mese in esame, il rialzo è dell’1,2% su mese e dell’8,0% su anno, contro attese pari rispettivamente a 0,6% e 7,4%. Le tensioni inflazionistiche continuano a propagarsi dai beni energetici agli altri comparti merceologici, nell’ambito sia dei beni, sia dei servizi. L’inflazione core, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +3,2% a +3,8%.

Scendono le attese sull’inflazione: la forward inflation 5y5y eurozona da 2,20% (max di giugno) scende a 2,06%; quella Usa dal 2,80% al 2,45%.

Il clima di risk off e l’aumento delle probabilità di recessione, che potrebbe indurre le banche centrali a essere più caute nel rialzare, hanno condotto a un significativo calo dei tassi sia a breve, sia a lungo. I decennali Bond Usa, Bund, Btp, Irs lunedì scorso erano rispettivamente a 3,17%-1,50%-3,49%-2,30% contro gli attuali 2,88%-1,32%-3,22%-2,15. Non è da meno il calo sulla parte a breve (2/3 anni).

I timori di recessione fanno scendere i tassi

I tassi Future Euribor e Libor usd vedono un ridimensionamento di 30-40 centesimi sulle scadenze 2022-24. Per fine anno per esempio, una settimana fa era atteso un Euribor 1,30% circa contro 1,05% di oggi; per giugno 2023 si è passati 1,90% a 1,58%; il 20 giugno l’Euribor atteso per giugno 2023 era al 2,2%.

La differente postura delle due banche centrali appare evidente proprio guardando ai tassi Future Euribor e Libor usd; i primi crescono in maniera sostanzialmente lineare per i prossimi 5 anni, i secondi vedono invece un calo da metà del prossimo anno con la Fed che quindi inizierà a tagliare i Fed Fund.

Il mercato obbligazionario si sta adeguando a questo scenario sui tassi Usa (sono quelli che forniscono la tendenza generale), ma lo farà definitivamente e con maggior convinzione solo nei prossimi mesi se verrà certificato il rientro dell’inflazione. Se così fosse potrebbe esserci una fase estiva di mercato laterale in cui non mancheranno ampie oscillazioni dove si alterneranno switch tra azioni e obbligazioni senza una direzione ben precisa. Il riferimento al rialzo per il Bund 10 è il massimo di giugno a 1,75%, mentre i livelli attuali appaiono difficilmente comprimibili