Nel corso dell’edizione del Telefisco 2026 de “Il Sole 24 Ore”, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, ha illustrato le principali linee di azione dell’Amministrazione finanziaria in materia di controlli, prevenzione dell’evasione e rapporto collaborativo con i contribuenti. L’intervento ha offerto un quadro articolato delle strategie in atto, con particolare attenzione all’uso dei dati, al rafforzamento degli strumenti di compliance e alla gestione più efficiente della riscossione, evitando un’ulteriore crescita del cosiddetto “magazzino” dei crediti non riscossi.
Analisi del rischio e utilizzo dei dati: niente automatismi nei controlli
Il tema centrale dell’intervento di Carbone è stato quello dell’analisi del rischio, che rappresenta oggi uno degli strumenti principali per orientare l’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate. Le analisi si basano su quelli che tecnicamente vengono definiti “temi intellegibili” e su criteri selettivi, finalizzati a valorizzare l’ampio patrimonio informativo a disposizione dell’Amministrazione. L’obiettivo è intercettare situazioni caratterizzate da incongruenze significative, che possono costituire un indice di possibile evasione.
Tra gli esempi richiamati dal direttore figurano casi di IVA portata in detrazione in misura superiore a quanto emerge dalla fatturazione trasmessa, ricavi dichiarati superiori al volume d’affari, oppure soggetti che risultano effettuare numerose vendite pur essendo formalmente cessati ai fini IVA. Situazioni che, sebbene indicative, non determinano automaticamente l’avvio di controlli. Carbone ha infatti ribadito con forza che non esiste alcun automatismo tra indicatori di rischio e attività ispettive: ogni posizione viene analizzata e valutata prima di qualsiasi decisione.
A supporto di questo approccio selettivo, il direttore ha fornito alcuni dati: nel corso dell’ultimo anno l’Agenzia haanalizzato circa 17 milioni di posizioni. Dopo la fase di selezione, l’attenzione si è concentrata sulle situazioni più gravi, pari a oltre 200.000 episodi complessivi tra persone fisiche e imprese. Una quota rilevante di questi casi riguardava soggetti che non avevano presentato la dichiarazione, mentre una parte risultava del tutto sconosciuta al fisco.
Compliance e lettere ai contribuenti
Accanto ai controlli, Carbone ha dato ampio spazio al tema della compliance, intesa come strumento di prevenzione e di supporto al contribuente. Per il 2026 è previsto l’invio di oltre 2.400.000 lettere di compliance, che il direttore ha definito veri e propri “reminder”. Non si tratta di atti sanzionatori, ma di comunicazioni volte ad aiutare il contribuente a verificare la correttezza dei propri adempimenti e, se necessario, a correggere spontaneamente eventuali errori o dimenticanze.
Con particolare riferimento all’IVA, le segnalazioni riguarderanno soprattutto i casi in cui, a fronte di fatture regolarmente trasmesse tramite il sistema di fatturazione elettronica, non risultano le corrispondenti liquidazioni periodiche. Un approccio che punta a rafforzare il dialogo preventivo e a ridurre il contenzioso, favorendo l’adempimento spontaneo.
Adempimento collaborativo
Un altro tema di rilievo affrontato da Carbone è stato quello dell’adempimento collaborativo. La platea dei soggetti che possono aderire a questo regime è in costante crescita. Con un recente provvedimento, l’Agenzia ha dato attuazione alle previsioni del decreto ministeriale, consentendo anche a soggetti in possesso dei requisiti dimensionali di presentare istanza e depositare il proprio Tax Control Framework.
Negli ultimi mesi l’Amministrazione finanziaria ha rafforzato in modo significativo la struttura dedicata alla gestione delle istanze: a dicembre sono stati assegnati oltre 300 funzionari e a Milano è stato aperto un ufficio dedicato. Nei prossimi giorni è prevista l’apertura di un ulteriore presidio. Attualmente risultano 221 imprese già aderenti al regime, mentre circa 60 sono in lista d’attesa, molte delle quali hanno presentato istanza già a partire da gennaio.
Carbone ha precisato che il regime opzionale resta gestito dalla Direzione centrale specialistica, al fine di garantire uniformità interpretativa. Solo in una fase successiva, con un numero molto elevato di adesioni, alcune attività operative potrebbero essere attribuite agli uffici territoriali, sempre sotto il coordinamento e il monitoraggio centrale.
Riscossione e riduzione del magazzino
In chiusura, il direttore ha affrontato il tema della riscossione, sottolineando l’esigenza di evitare un’ulteriore crescita del magazzino dei crediti. Dal 2024 è prevista, tramite decreto legislativo, la possibilità di discarico automatico dei crediti affidati all’agente della riscossione e non riscossi entro cinque anni. A regime, questa misura è destinata a ridurre sensibilmente il magazzino, in larga parte composto da carichi risalenti ad attività pregresse.
La legge di bilancio ha inoltre introdotto strumenti per rendere più efficiente l’affidamento dei carichi, consentendo di conoscere in modo più accurato le entrate su cui il contribuente può contare, anche grazie ai dati della fatturazione elettronica. Ciò permette di calibrare meglio le azioni di riscossione, riducendo gli aggravi sia per i contribuenti sia per l’agente della riscossione.
Redazione Fiscalfocus