Questa la fotografia scattata dal nuovo Consumer Payment Report 2025 di Intrum, società europea di gestione del credito attiva in 20 Paesi, che colloca il nostro Paese in linea con la media europea, ma lontano dai Paesi più virtuosi. Il Money Management Index, l’indicatore di Intrum che misura la salute finanziaria dei consumatori con un punteggio da zero a 100 e li suddivide in “fragili”, “in equilibrio” e “resilienti”, attribuisce all’Italia un punteggio medio di 81.92, sopra la Germania (80.27), ma sotto Francia (82.52) e Spagna (83.87) e ben distante dal Belgio primo in classifica (86.79). «Ciò che emerge analizzando i dati è la trasversalità della fragilità in Italia», spiega Enrico Risso, amministratore delegato di Intrum Italy, sottolineando come «una quota di individui fragili è presente anche tra coloro che dichiarano di percepire redditi nella media» (il 19%) o «addirittura sopra la media», per il 9%. Dal punto di vista generazionale, «la GenZ (coloro che sono nati tra il 1997 e il 2012 ndr.) emerge come il gruppo complessivamente più a rischio, con il 46% di “fragili”», continua Risso. La Generazione Z si trova infatti al centro di una sfida complessa, stretta tra fragilità economiche – dovute a redditi mediamente più bassi e ingressi tardivi e discontinui nel mercato del lavoro – e pressioni sociali senza precedenti. Sul tema dei pagamenti, il 45% dei GenZ dichiara di non riuscire a saldare puntualmente le bollette (contro un 22% di media tra le altre generazioni), con difficoltà che risultano ricorrenti. A questo, si aggiunge la pressione dei social media, più forte sulle generazioni più giovani.
Il 71% degli intervistati ritiene che le piattaforme digitali alimentino aspettative poco realistiche sullo stile di vita e sul benessere economico, ma nonostante questa consapevolezza il 47% dei GenZ sente di doversi adattare a queste attese. Così, un giovane su due ammette di compiere più acquisti impulsivi di prodotti sponsorizzati attraverso i social rispetto a due anni fa e il 39% di aver contratto un debito a causa della pressione esercitata dal confronto con lo stile di vita da favola mostrato dagli influencer. Ma non sono solo i social a trasformarsi in potenziali “trappole” per i risparmi dei più giovani. Un altro fenomeno diffuso è quello del “Subscription Debt”, ovvero l’accumulo di costi ricorrenti legati a servizi in abbonamento. «Oggi indebitarsi è diventato molto più facile di una volta», spiega il ceo di Intrum Italy, evidenziando che «la natura automatica e frammentata di questo tipo di pagamenti rende difficile percepirne il peso reale». Per non parlare del debito indiretto, alimentato dall’uso poco responsabile di strumenti di pagamento come il “Buy Now Pay Later”. Il divario generazionale evidenziato dai dati trae origine dalla mancanza di educazione finanziaria dei più giovani. Infatti, se le generazioni precedenti dichiarano di aver avuto un’istruzione sulla materia dalla famiglia o dalla scuola, i GenZ manifestano il bisogno di strumenti formativi più solidi, strutturati e accessibili. Una strada possibile per aumentare l’istruzione finanziaria è data dall’intelligenza artificiale. Sebbene il suo utilizzo in Italia sia solo agli inizi, con l’11% che dichiara di utilizzarla per gestire direttamente le proprie finanze e il 23% per comprendere termini e condizioni contrattuali, il 74% dei Millennial ha sperimentato l’AI in ambito finanziario, contro il 13% dei Boomer e il 23% della GenZ. Dati eterogenei che però segnalano l’avvio di una nuova forma di educazione finanziaria digitale più personale e accessibile. Nel complesso, emerge una maggiore consapevolezza e una riduzione dei timori nei confronti dell’AI: in Italia la paura di un impatto negativo dell’AI sull’occupazione scende dal 31% del 2024 al 25% del 2025. Restando in ambito di educazione finanziaria, al di là dell’AI, un esempio virtuoso arriva dai paesi del Nord Europa, che integrano l’educazione economica e finanziaria nei curricula come competenza trasversale in più discipline.
In particolare, Economia domestica è una materia obbligatoria per tutti in Svezia, Norvegia e Danimarca e oltre a fornire contenuti teorici su consumo responsabile, risparmio, crediti e prestiti, rappresenta uno strumento di parità di genere, diventando terreno educativo neutro, con diviso e moderno.
Martina Soligo - IL Sole 24 Ore