Robusto calo dei tassi e rendimenti a lungo termine nelle ultime settimane e attese maturate di calo dell’Euribor dal 4% al 2,10% entro 18 mesi
Il 2023 ha visto la Bce alzare i tassi dal 2,50% all’attuale 4,50% di refi. L’Euribor 3 mesi è salito dallo 0,35% medio 2022 al dato medio 2023 del 3,42% (min 2,16%; max 4%; attualmente 3,92%); le attese calcolate implicitamente sugli attuali livelli dei contratti Future, proiettano un Euribor medio 2024 al 3,15%.
Il parametro trimestrale è atteso scendere di 140 bps nei prossimi 12 mesi (Future dicembre 2024: 2,52%). Le attese di mercato sembrano particolarmente ottimistiche nel prevedere un taglio a marzo: l’idea è che la Bce tagli in estate e poi acceleri nell’ultima parte dell’anno raggiungendo i livelli che indicano i Future (obiettivo del 2% per il 2025; segui i tassi su www.aritma.eu).
L’Irs 2 anni medio 2022 è stato dell’1,48%, la media 2023 è pari a 3,56% (min. 2,93%; max 3,96%; attualmente 2,96%). L’Irs 10 anni medio 2022 è stato del 1,93%, il medio 2023 è 3,06% (min. 2,49%; max 3,52%; ora 2,64%). Utilizzando l’attuale struttura dei tassi spot si ottengono i forward che vedono il 2 anni scendere al 2,10% e il 10 anni al 2,35%, cioè solo 10 centesimi sotto gli attuali livelli. Da questo punto di vista i margini di calo sono maggiori sul breve: sul lungo non vediamo livelli strutturali sotto gli attuali, anzi è plausibile attendersi una reazione all’insù nel momento in cui gli operatori diventeranno consapevoli che non si taglierà prima dell’estate inoltrata.
Il Bund 10 anni medio 2022 è stato di 1,19% contro una media 2023 del 2,47% (min. 1,95%; max 3%). Il Bund 10 tra un anno è atteso (forward) al 2% circa.
Il Btp 10 anni medio 2022 ha chiuso a 3,12%, il medio 2023 è 4,28% (min 3,57%; max. 5%). Il decennale tra 12 mesi è atteso al 3,75% (forward).
Lo spread Btp-Bund 2022 (1,93%) 2023 medio è dell’1,80% (ieri 1,70%).
Il 2023 ha visto un importante calo dei tassi nell’ultimo trimestre in concomitanza con dati sull’inflazione in rientro dai picchi a due cifre di ottobre/novembre 2022. Il risultato è rappresentato da un robusto calo dei tassi e rendimenti a lungo termine nelle ultime settimane e dalle attese maturate di calo dell’Euribor dal 4% al 2,10% entro 18 mesi.
L’inflazione eurozona ha visto un calo del dato tendenziale dall’8,3% del 2022 al provvisorio 5,4% del 2023; dall’8,7% di gennaio 2023 si è passati al 2,4% di novembre. Sull’inflazione riteniamo che le attuali previsioni della Bce al 2,7% –riviste al ribasso all’ultima riunione – siano decisamente alte; la nostra previsione è al 2,2% per la cpi 2024, ma non è da escludere che possa scendere anche sotto il 2%.
Dipenderà molto dalla dinamica dell’energia, che ha contribuito al calo del secondo semestre e dagli adeguamenti salariali. Nel corso dell’anno calerà probabilmente anche sotto il 2%. Se proiettassimo le variazioni medie mensili degli ultimi 20 anni avremmo un dato medio 2024 intorno all’1,5%.
Il Pil 2023 eurozona si dovrebbe attestare a 0,5%-0,6%; l’ultimo trimestre è risultato in calo e ci sarà un effetto in ingresso nel 2024 (si entra bassi). Il nuovo anno vedrà un paio di trimestri di crescita debole e una ripresa più consistente nel secondo: la previsione è per un Pil 2024 allo 0,5%. Si esclude una fase recessiva. È molto positivo e statisticamente anomalo che la fase di “disinflazione” stia avvenendo senza aumenti del tasso di disoccupazione e senza recessione. Sposiamo uno scenario di soft landing con una crescita eurozona che difficilmente – viste le difficoltà della Germania – supererà lo 0,6%-0,7%.
Il petrolio, osservato speciale nel 2023, è complessivamente sceso: dai massimi sopra 96 di settembre il Brent è a 78 circa. Positivo è che neanche le tensioni in Medio Oriente e le recenti difficoltà di transito a Suez stiano conducendo a rialzi. I mercati azionari chiudono un 2023 all’insegna dei rialzi (tutto nell’ultima parte dell’anno) con alcuni indici ai massimi o vicino ai massimi storici. Questo ha consentito ai consumi di non sprofondare grazie all’effetto ricchezza.
Elezioni in Europa a giugno e negli Usa a novembre i rischi principali
I rischi principali sono rappresentati dalle elezioni in Europa (giugno) e negli Usa (novembre), eventi che potrebbero influire sul secondo semestre. Saranno inevitabili in Europa diffusi aumenti salariali anche oltre la produttività: questo potrebbe sostenere redditi e consumi, ma penalizzerà gli utili aziendali. Il rischio, come emerso ultimamente dagli indici di fiducia, è che vi sia la tentazione di rivedere al rialzo i listini con impatto sull’inflazione.
Eutekne - Pignatelli Stefano