L’Unione europea non rallenta la sua marcia verso un’economia a basse emissioni. Il “Clean industrial deal”, lanciato a febbraio 2025, è il cuore pulsante di una strategia che mira a trasformare il tessuto produttivo europeo in chiave sostenibile. Oltre 100 miliardi di euro sono già stati messi sul tavolo per sostenere tecnologie pulite, energie rinnovabili e processi industriali decarbonizzati. E il piano si fa ancora più ambizioso: con la raccomandazione del 2 luglio 2025, la Commissione ha proposto una revisione della legge sul clima, fissando per il 2040 un obiettivo drastico: una riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra rispetto ai livelli del 1990.
Più incentivi per le imprese green
I punti chiave della raccomandazione sono due. Il primo riguarda la possibilità di utilizzare il cosiddetto ammortamento accelerato, tramite cui le aziende possono dedurre le spese per gli investimenti in tecnologie pulite ammissibili più rapidamente, o addirittura nell’anno di acquisto o di leasing. Grazie a questo tipo di ammortamento, le aziende possono migliorare il flusso di cassa e ridurre i propri oneri fiscali. Quando possibile - precisa la raccomandazione Ue - l’ammortamento accelerato dovrebbe essere accompagnato da regole appropriate per il riporto delle perdite.
Il secondo punto riguarda l’indicazione agli Stati membri di introdurre uno sgravio fiscale sotto forma di credito d’imposta per i progetti di investimento nelle tecnologie pulite (ad esempio, energie rinnovabili e macchinari di efficientamento energetico) e per la decarbonizzazione industriale.
Secondo le indicazioni Ue, gli incentivi fiscali dovrebbero essere efficaci in termini di costi, ben mirati, semplici da utilizzare per le imprese e le amministrazioni. In alcuni casi- viene specificato - progetti avviati in aree assistite o realizzati da piccole e medie imprese potrebbero ottenere maggiori aiuti fiscali da parte degli Stati membri.
Sulla gestione del credito d’imposta, la raccomandazione della Commissione detta alcune linee di azione. Il credito deve essere dedotto principalmente dall’imposta sulle società dovuta dall’impresa e, se non viene utilizzato tutto nell’anno fiscale di riferimento, la Commissione raccomanda agli Stati membri di consentire il riporto dell’importo residuo per quattro anni. Se, dopo questo arco di tempo, il credito non è ancora esaurito, gli Stati dovrebbero rimborsare alle aziende l’importo spettante rimasto. Per questo, quando è possibile, la raccomandazione prevede che gli Stati membri possano anche consentire ai contribuenti di compensare i crediti d’imposta con altre imposte nazionali dovute.
Inoltre, gli Stati membri dovrebbero integrare gli incentivi fiscali per gli investimenti puliti con altri interventi orientati verso la stessa direzione come, ad esempio, l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili.
Il coordinamento della Commissione Ue
Gli Stati membri sono tenuti a comunicare alla Commissione Ue le misure introdotte a livello nazionale per rendere concrete le indicazioni contenute nella raccomandazione e a valutare regolarmente l’efficacia degli incentivi fiscali adottati.
La raccomandazione della Commissione non è solo un insieme di misure fiscali: è un segnale politico forte, un invito agli Stati membri e alle imprese a cambiare paradigma. L’industria europea ha davanti a sé una sfida epocale: reinventarsi per diventare sostenibile, resiliente e competitiva in un mondo che corre verso la neutralità climatica.
Ma gli incentivi, da soli, non bastano. Servono visione, coordinamento e coraggio. I prossimi passi dovranno includere, tra gli altri, un quadro normativo stabile e armonizzato, che riduca la frammentazione tra i diversi Paesi e faciliti gli investimenti transfrontalieri; un maggiore coinvolgimento delle Pmi, che rappresentano il cuore dell’economia europea ma spesso faticano ad accedere a strumenti complessi; un ecosistema di innovazione, che metta in rete università, centri di ricerca e imprese per sviluppare tecnologie pulite sempre più efficienti e accessibili; una transizione giusta, che non lasci indietro i territori più fragili e garantisca formazione e riconversione professionale per i lavoratori.
Giorgio Emanuele Degani - Il Sole 24Ore