L’aumento dei prezzi energetici – ha aggiunto - è «una tassa sulla nostra economia che non è possibile rinviare al mittente e che non può essere eliminata attraverso vane rincorse tra prezzi e salari», e quindi «resta cruciale la responsabilità delle parti sociali». In questo quadro l’alto livello raggiunto dall’inflazione «costituisce un onere pesante per le famiglie, soprattutto quelle meno agiate, che spendono una parte consistente del loro reddito per l’acquisto di beni alimentari ed energetici, nonché per le imprese, che vedono erodere la loro competitività».
Per Visco, quindi, il «deciso intervento» della Bce - che ha portato il tasso principale al 2% a fine ottobre - vuole scongiurare il pericolo che «si avvii una spirale tra prezzi e salari» come quella registrata in Italia negli anni Settanta, e che portò ad una maggiore durata dell’inflazione «che amplificò gli effetti negativi sull’economia». Il compito della Bce in questa fase è «particolarmente difficile», visto che le prospettive di crescita «si stanno deteriorando, riflettendo la perdita di potere d’acquisto dei redditi». Va quindi trovato «il giusto equilibrio» tra il rischio che l’inflazione resti elevata troppo a lungo e quello che il peggioramento dell’economia porti l’inflazione nel medio periodo ad un livello troppo basso. L’inflazione è il problema principale con cui si misurano le banche centrali oggi – ha osservato - ma il percorso per abbatterla è molto complesso, e non bastano le lezioni che vengono dal passato, come i due grandi shock petroliferi in Italia negli anni ’70. Secondo il Governatore «al momento non vi sono evidenti segnali né di una forte rincorsa tra prezzi e salari né di un rilevante ’disancoraggio’ delle aspettative d’inflazione. I rischi restano tuttavia significativi e questo spiega perché l’azione della politica monetaria non possa che proseguire nella direzione intrapresa». Nei prossimi mesi le decisioni andranno prese «con la massima attenzione, ma senza formulare a priori sentieri più o meno realistici lungo i quali procedere». Quindi «non è opportuno contare sull’imposta da inflazione per contenere il peso del debito pubblico sull’economia: non si può che procedere con continuità con le riforme e gli investimenti così che il potenziale di crescita tragga vantaggio dalle risorse oggi disponibili per il Pnrr, mostrando al contempo prudenza e responsabilità sul fronte delle pubbliche finanze». Poi un passaggio del discorso relativo alle previsioni dello scorso anno sui prezzi, non azzeccate: «È utile interrogarci sulle ragioni che spiegano gli errori di previsione dell'andamento dei prezzi al consumo, molto elevati, commessi nell'anno in corso; si tratta infatti non di un semplice esercizio post mortem ma di un elemento importante sia per una piena comprensione di quanto fatto finora, sia come guida per le decisioni di politica monetaria che si renderanno necessarie nei prossimi mesi».
Carlo Marroni - Il Sole24Ore