03 novembre 2022

Liquidità BCE, nuovi allarmi in Europa per la stretta

Regole. Dopo l’Abi anche l’associazione tedesca critica la riforma della Tltro: «Modifiche unilaterali, cade la fiducia nelle banche centrali».

Il giorno dopo la decisione della Bce di rivedere le condizioni economiche del programma di rifinanziamento Tltro e la remunerazione dei fondi lasciati in deposito presso la banca centrale si moltiplicano le reazioni negative da parte di associazioni bancarie, società di rating e non solo. Dopo le dichiarazioni del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha preannunciato una valutazione dei profili giuridici e legali dell’operazione da parte della Federazione bancaria europea, anche l’associazione delle banche tedesche ha preso posizione. L’associazione ha ribadito che i termini sulla base dei quali sono stati presi i finanziamenti Tltro erano «definiti contrattualmente e sono stati incorporati anche nelle condizioni di credito delle istituzioni finanziarie nei confronti dei loro clienti. Le banche hanno fatto affidamento sul mantenimento di queste condizioni. La successiva modifica unilaterale delle condizioni contrattuali potrebbe danneggiare la fiducia dei partecipanti ai mercati finanziari nelle banche centrali come partner commerciali».

Ieri a sollevare perplessità sulle modalità scelte dalla Bce per riequilibrare i consistenti introiti che banche avrebbero percepito semplicemente lasciando i soldi nei depositi presso la banca centrale è stato anche Lorenzo Bini Smaghi, già componente del comitato esecutivo della Bce. «La banca centrale ha deciso ora di cambiare quel tasso ex post – ha detto parlando a una trasmissione radio -. E questo penalizza le banche, perché il denaro lo hanno prestato ai clienti in precedenza a determinate condizioni che ora non possono cambiare. Questa decisione è una specie di tassazione che finisce per limitare la loro capacità di erogare credito. Una decisione un po’ strana perché è retroattiva». L’European Savings and Retail Banking Group nei giorni scorsi, temendo un’operazione come quella poi annunciata, aveva messo in guardia su possibili «gravi conseguenze negative» se la Bce avesse apportato modifiche, arrivando a prefigurare «alti rischi legali». Peraltro la stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, commentando l’altro giorno le decisioni di politica monetaria, aveva messo le mani avanti affermando che le scelte sul Tltro e sulla remunerazione delle riserve erano state assunte tenendo conto del rischio contenzioso. Marco Troiano, head del financial istitution team dell’agenzia europea Scope ratings ha osservato che «le modifiche alle condizioni del Tltro III sono negative per le banche. Le banche hanno più di 2 mila miliardi di euro nei Tltro, molti dei quali sono in scadenza nel corso del 2023. Il cambio delle condizioni accelererà i rimborsi e potrebbe portare a una stretta sulle condizioni del credito all’economia reale, soprattutto in Italia e in Spagna dove la liquidità in eccesso è limitata. Queste modifiche sono in linea con la strategia monetaria delle Bce, ma potrebbero indebolire la credibilità degli strumenti Tltro per il futuro».

Questo genere di considerazioni sono state fatte anche dal ramo della vigilanza europea, che ricade sotto il cappello della Bce. E, nonostante le possibili ricadute per le banche, la riflessione che potrebbe essere prevalsa è il consistente rischio reputazionale al quale gli istituti di credito europei avrebbero potuto andare incontro. Ottenere guadagni enormi solo dalla scelta di lasciare i soldi alla banca centrale avrebbe potuto innescare reazioni da parte dei governi per andare a recuperare quelli che sarebbero stati bollati come “extraprofitti”, con il rischio che la profittabilità delle banche potesse essere davvero intaccata. La mossa che potrebbe aver creato imbarazzo nella Bce sarebbe stata la modifica dei piani di rimborso dei Tltro che le banche avevano avviato dall’inizio del 2022 per evitare di avere un “cliff effect” nel 2023, quando questi finanziamenti scadranno. Gli istituti, vedendo la consistente accelerazione nel rialzo dei tassi di interesse e della remunerazione dei fondi lasciati in deposito alla Bce degli ultimi mesi, hanno rivisto tutti i piani posticipando il rimborso a fine periodo per non rinunciare alle prospettive di guadagno. Resta comunque il fatto che la scelta della banca centrale di cambiare le condizioni contrattuali in corso d'opera non è destinata a costituire un precedente positivo.

Autore: Laura Serafini