Il bilancio degli ultimi dieci giorni per quanto riguarda i tassi di interesse vede un calo di circa 5 centesimi su Bund, Bond Usa e tassi Irs. Calo maggiore per quanto riguarda i Btp con il 10 anni al 3,58% (circa 10 centesimi) con lo spread Btp – Bund che scende a 112 bps. Il Bund 10 è al 2,47% (-6), il 2 anni all’1,73% (-6); Irs 10 anni al 2,47% (-6), 2 anni all’1,91% (-7). Il Bond Usa 10 anni al 4,25% (-5); (segui tassi e valute su www.aritma.eu). Scendono le attese per l’Euribor 3 mesi di circa 10 centesimi su tutte le scadenze Future fino al marzo 2030. L’Euribor 3 mesi (fixing 2,17% ) è atteso scendere all’1,66% per fine anno, livello minimo da cui poi dovrebbe risalire fino a tornare sui livelli attuali nel marzo 2028.
Si alternano momenti positivi e negativi sui mercati a seconda delle esternazioni del Governo Usa ormai quotidiane e senza una direzione precisa. L’andamento altalenante è ancor più evidente sui tassi Usa. Dopo l’attacco governativo al presidente Powell il treasury 10 anni aveva segnato un balzo di rendimento al 4,45%, poi le dichiarazioni di Trump più caute a riguardo, hanno riportato il decennale al 4,30% cioè sui livelli pre pasquali. Contribuiscono all’incertezza anche le dichiarazioni sui dazi con la Cina.
Sui tassi eurozona i toni accomodanti di Lagarde hanno contribuito al calo dei tassi mentre i dati si sono rivelati misti. La crescita delle imprese nella zona euro ha frenato questo mese, con una contrazione dell’attività nel settore dei servizi e il protrarsi della flessione nel settore manifatturiero. L’indice composito Purchasing Managers’ Index (Pmi) è sceso a 50,1 questo mese da 50,9 a marzo. Il dato si è attestato appena al di sopra della soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione e non ha raggiunto la stima di 50,3. Il Pmi del settore dei servizi è sceso a 49,7 da 51,0, al di sotto delle attese.
L’ottimismo delle imprese di servizi è in forte ribasso, con l’indice delle prospettive aziendali che è sceso ai minimi dall’estate 2020. L’attività manifatturiera, in flessione da quasi tre anni, ha registrato invece un miglioramento. Il Pmi del settore manifatturiero è salito infatti al massimo da 27 mesi a 48,7 da 48,6, andando contro le aspettative di 47,5. L’indice che misura l’output, di riferimento per il Pmi composito, è balzato a 51,2 da 50,5, ai massimi di quasi tre anni. Anche dalla Germania qualche leggera indicazione positiva con l’indice Ifo sulla fiducia delle imprese risalito a 86,9 ad aprile, battendo le attese del consensus (85,2). Il progresso si deve principalmente alla componente sulle condizioni correnti, mentre le aspettative si mantengono deboli, segnalando un’economia ancora stagnante.
Sono cresciute le attese di allentamento monetario da parte della Bce, visti i toni “dovish” usati da Lagarde e dopo che il board ha ridotto di 25 pb al 2,25% il riferimento sui depositi nel tentativo di sostenere un’economia già in difficoltà che presto dovrà subire anche l’impatto dei dazi statunitensi.
Dunque alla riunione del 4 giugno, quando la Bce aggiornerà le proprie previsioni economiche, è sempre più probabile un nuovo taglio col depo al 2%. Il compito della Bce appare facilitato dal calo dell’inflazione grazie anche alla componente energetica (petrolio in netto ribasso negli ultimi mesi); probabile che l’inflazione attesa 2025 venga rivista dalla banca centrale dall’attuale 2,3% (previsioni di marzo) al 2,1%. Nei mesi estivi la cpi potrebbe scendere momentaneamente anche sotto il 2% (1,7%) dal 2,2% attuale.
Settimana ricca di dati economici, soprattutto sull’occupazione Usa
La settimana sarà ricca di dati economici, soprattutto quelli sull’occupazione Usa di aprile, venerdì, dove si prevede un forte rallentamento delle assunzioni. In settimana anche i dati sul Pil Usa del primo trimestre e l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve, il core Pce, mentre in Europa arriveranno i dati sul Pil e sull’inflazione preliminare.
Eutekne - Stefano Pignatelli