Al di là della scadenza del 30 aprile per la domanda della rottamazione quinquies, che resta al momento confermata, la rottamazione delle cartelle torna peròm, ancora una volta, al centro dell’agenda fiscale dopo la chiusura ufficiale della finestra utile per presentare gli emendamenti. Il disegno di legge di conversione del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38 è in esame al Senato, assegnato alla 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro. La scadenza per la conversione è ora fissata al 26 maggio.
In questo passaggio parlamentare si inserisce il pacchetto di modifiche sulle definizioni agevolate, e in particolare il piano messo a punto ddal responsabile Fisco della Lega Alberto Gusmeroli. Il punto ad oggi più delicato riguarda il coordinamento tra due strumenti: da un lato la rottamazione quater, prevista dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197 e dall’altro la quinquies, introdotta dalla legge di Bilancio 2026, legge n. 199/2025. La direzione politica sembra evidente, e cioè evitare che il mancato pagamento di alcune rate determini la perdita definitiva dei benefici, con il conseguente ritorno alle ordinarie regole di riscossione.
Rottamazione quater: ipotesi riapertura con versamenti entro il 31 maggio 2026
Stando all'ultimo emendamento in discussione, si potrebbe mettere mano alla riapertura della rottamazione quater per chi non ha rispettato le scadenze più recenti. La proposta punta a considerare tempestivi i pagamenti relativi alle rate scadute il 30 novembre 2025 e il 28 febbraio 2026, purché effettuati integralmente entro il 31 maggio 2026.
Sul piano operativo, la misura avrebbe un impatto immediato perché occorrerebbe verificare i piani di definizione agevolata ancora aperti, distinguendo i contribuenti semplicemente in ritardo da quelli già formalmente decaduti.
Il riferimento normativo resta l’articolo 1, commi da 231 a 252, della legge n. 197/2022, che ha introdotto la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione. Per la rottamazione quater, il mancato, insufficiente o tardivo versamento oltre il termine di tolleranza comporta l’inefficacia della definizione e la considerazione delle somme già pagate come acconti sul debito residuo.
Decadenza: perché il ripescaggio è rilevante
Il tema non è solo finanziario, ma anche procedurale. La decadenza da un piano di definizione agevolata comporta la perdita dei benefici, dal momento che tornano dovute le componenti escluse dalla rottamazione, quindi sanzioni e interessi, al netto di quanto già versato. L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha chiarito che la decadenza determina la cessazione del piano, la perdita delle agevolazioni e il ripristino del debito residuo comprensivo di sanzioni e interessi.
Quindi diventa essenziale la ricostruzione della posizione del debitore. Non basta verificare il pagamento della singola rata ma serve controllare il piano complessivo, le comunicazioni ricevute da AdER, eventuali precedenti riammissioni e la presenza di carichi che potrebbero essere confluiti in altre procedure.
La nuova proposta di riapertura mira quindi a evitare un effetto domino, che nella peggiore delle ipotesi potrebbe innescare prima la perdita della definizione, poi la riattivazione delle azioni di recupero e poi ancora un possibile aggravio per contribuenti che avevano già iniziato un percorso di regolarizzazione.
Ma le ipotesi di riapertura hanno un costo. Le stime quantificano l’onere della riapertura della quater in 42 milioni di euro per il 2026, oltre a importi inferiori per gli anni successivi. Strada decisamente in salita, dunque.
Rottamazione quinquies: ipotesi proroga al 30 giugno e tolleranza di 5 giorni
Il secondo capitolo riguarda la rottamazione quinquies. La disciplina, oggi prevista dall’articolo 1, commi da 82 a 101, della legge n. 199/2025, consente l’adesione alla nuova definizione agevolata entro il 30 aprile 2026.
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione indica espressamente questo termine per la presentazione online della domanda. Ma tra i correttivi in discussione figura una possibile proroga della domanda dal 30 aprile al 30 giugno 2026.
Non solo: come già nei primi emendamenti in lavorazione, si parla anche di una possibile estensione alla quinquies del principio di tolleranza di 5 giorni, già noto nella rottamazione quater.
La modifica avrebbe effetto sulle rate in scadenza, a partire dal primo appuntamento del 31 luglio 2026, data prevista per il pagamento in unica soluzione o per la prima rata. Si tratterebbe di un intervento di buon senso applicativo, visto che il ritardo minimo nel versamento non produrrebbe automaticamente la perdita della definizione, purché il pagamento venga eseguito entro la finestra aggiuntiva.
La disciplina attuale della quinquies, d'altronde, è più rigida su alcuni profili. La norma non consente ad esempio l’adesione per carichi affidati da enti locali e regioni, salvo eventuali modifiche normative in sede di conversione.
Rate fino a 9 anni: il calendario della quinquies come modello
La rottamazione quinquies si caratterizza per una rateazione lunga, fino a 54 rate bimestrali, con un orizzonte massimo di 9 anni, ma solo per i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.
La proposta di remissione per i decaduti riprenderebbe lo stesso schema temporale della quinquies: prime tre rate al 31 luglio 2026, 30 settembre 2026 e 30 novembre 2026, poi versamenti bimestrali negli anni successivi, fino alle ultime scadenze del 2035.
A livello operativo questo significa dover valutare non solo la convenienza immediata dello sconto su sanzioni e interessi, ma anche la sostenibilità finanziaria del piano. Chiaro è che un piano lungo riduce l’esborso iniziale, ma impone un monitoraggio costante, perché la perdita del beneficio in corso d’opera può produrre effetti molto più onerosi del semplice ritardo.
Remissione in bonis per i decaduti: la proposta più ampia
Il pacchetto emendativo mira anche a introdurre una sorta di remissione in bonis per due categorie di contribuenti: soggetti decaduti dalla rottamazione quater e non ammessi alla quinquies e contribuenti decaduti da piani di rateizzazione con AdER.
La logica sarebbe diversa dalla rottamazione pura, perché il contribuente rientrerebbe pagando l’arretrato, con sanzioni e interessi, e potrebbe dilazionare il residuo fino a 54 rate bimestrali. Non si tratterebbe quindi di un condono integrale delle componenti accessorie, ma di una riapertura del percorso di pagamento.
Il perimetro indicato dalla proposta riguarderebbe i carichi affidati ad AdER dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2024, per i quali si sia verificata l’inefficacia della definizione entro il 30 novembre 2025. Ma, come ovvio, finché l’emendamento non sarà approvato, questa e le altre restano solo una proposta sulla carta.
Carichi locali: il nodo dei Comuni e il ruolo di AdER
Un ulteriore correttivo riguarda l’estensione della rottamazione quinquies ai carichi fiscali locali affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. Oggi la questione è aperta perché la disciplina della quinquies non include, in via generale, i carichi affidati da enti locali e regioni. Le FAQ AdER lo confermano espressamente.
La proposta di modifica prevede un meccanismo opzionale per gli enti territoriali, per cui Comuni ed enti locali dovrebbero deliberare l’adesione alla procedura e comunicarla telematicamente entro il 31 luglio 2026. Le modalità attuative sarebbero demandate a un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, da adottare entro il 30 giugno 2026.
Per gli enti locali il tema è duplice, perché da un lato si innesta la possibilità di agevolare l’incasso di crediti difficilmente recuperabili, mentre dall’altro c'è la necessità di preservare gli equilibri di bilancio. Per i contribuenti, invece, l’estensione avrebbe un effetto pratico rilevante, perché consentirebbe di gestire in modo unitario anche debiti derivanti da tributi locali affidati alla riscossione nazionale.
Cosa fare
Per i commercialisti la priorità adesso è predisporre una mappatura delle posizioni. In particolare, conviene distinguere contribuenti in regola con la rottamazione quater, contribuenti decaduti per mancato, insufficiente o tardivo pagamento, soggetti che intendono aderire alla quinquies entro il 30 aprile 2026, posizioni con carichi locali affidati ad AdER e contribuenti già decaduti da precedenti piani di rateazione.
Ricordiamo che, finché le modifiche non saranno approvate - il decreto fiscale è ancora in conversione e l’iter parlamentare risulta in corso presso il Senato - la pace fiscale resta così come delineata fino a qui.
Fiscalfocus - Miriam Carraretto