21 giugno 2024

Salari, parità e sostenibilità: l'impatto delle direttive UE

Con la conclusione della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, si può tornare a discutere in modo sereno sul ruolo svolto dal diritto comunitario all’interno degli ordinamenti degli Stati membri. Un ruolo importante, che abbraccia aspetti cruciali della vita sociale. Il diritto del lavoro è investito in maniera rilevante da questo approccio: sono sempre di più gli argomenti nei quali un accrescimento e un miglioramento delle tutele è frutto dell’applicazione delle norme comunitarie.

Un percorso che, nel prossimo futuro, è ricco di scadenze: sono tanti i provvedimenti già approvati dall’ordinamento comunitario che attendono un recepimento nel nostro Paese e abbracciano aspetti molto critici del nostro diritto del lavoro. Vediamo quali sono i più importanti.

Retribuzioni

La direttiva 2022/2041 del 19 ottobre 2022 sul salario minimo legale dovrà essere recepita all’interno degli Stati membri entro il 15 novembre di questo anno.

Non è detto, tuttavia, che entro questa scadenza l’Italia adotterà un atto normativo, essendo esonerati dal recepimento gli Stati membri che hanno già un’adeguata copertura della contrattazione collettiva.

Il tema retributivo è affrontato, seppure da una prospettiva diversa, anche dalla direttiva 2023/970 del 10 maggio 2023, che contiene misure per rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Obiettivo che la direttiva intende realizzare attraverso la trasparenza retributiva. Il legislatore nazionale ha tempo fino al 7 giugno 2026: non mancheranno le discussioni sulle modalità attuative di tale disciplina.

Divieto di discriminazioni

La parità e il divieto di discriminazioni sono al centro delle direttive 2024/1499 e 2024/1500, rispettivamente pubblicate il 7 e il 14 maggio 2024, che danno nuovi poteri agli organismi di promozione della parità di trattamento tra le persone in materia di occupazione e impiego (e non solo).

Tutela della salute

Si occupa di un tema meno dibattuto, ma altrettanto importante, la direttiva 2022/431 del 9 marzo 2022: la protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione durante il lavoro. Avrebbe dovuto essere attuata entro il 5 aprile scorso, ma il nostro Parlamento è in leggero ritardo (il 4 giugno è stato adottato uno schema di decreto legislativo).

Sempre in tema di tutela della salute, la direttiva 2023/2668 del 22 novembre 2023 contiene misure che tendono a diminuire in maniera sensibile i valori limite per l’amianto e prevedono modalità più accurate per misurare i livelli di esposizione, basate sulla microscopia elettronica. Il termine per l’attuazione è fissato al 21 dicembre 2025.

Sostenibilità

Un altro tema di grande attualità e impatto è quello della sostenibilità e degli standard Esg, l’acronimo che si usa per misurare la sostenibilità (la «E» Environmental intende misurare come un’azienda si comporta nei confronti dell’ambiente; la «S» di Social riguarda gli effetti prodotti dalle scelte dell’impresa nei rapporti sociali; la «G» di Governance è riferita ai temi della gestione aziendale ispirata a buone pratiche e a principi etici).

La direttiva 2022/2464 del 14 dicembre 2022 introduce nuovi obblighi sulle modalità con cui le aziende comunicano le informazioni relative alle loro attività dedicate all’ambiente, alla responsabilità sociale e alla governance. Tra le novità presenti nella direttiva, che dovrebbe essere attuata entro il 6 luglio 2024 e per cui è stato approvato uno schema di decreto legislativo, si sottolinea l’inserimento dell’obbligo di redazione del bilancio di sostenibilità.

Nel contesto legato alla sostenibilità, si inserisce inoltre la nuova direttiva sulla Corporate sustainability due diligence (Csddd o CS3d), il cui testo è stato adottato dal Consiglio Europeo lo scorso 24 maggio.

La nuova direttiva introduce obblighi e responsabilità per le grandi imprese al fine di ridurre l’impatto negativo delle loro attività, nonché di quelle dei loro partner commerciali, sui diritti umani e sull’ambiente.

Lavoro con piattaforme digitali

L’ultima, ma non certo la meno importante, delle direttive in attesa di attuazione è quella sulla tutela dei lavoratori delle piattaforme digitali. Il testo non è ancora definitivo (deve essere ancora adottato formalmente dal Consiglio): da quando sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue, gli Stati membri avranno due anni per attuarla.

Si tratta di un provvedimento importante, in quando dovranno essere approvate misure per garantire che i lavoratori delle piattaforme digitali dispongano di una classificazione corretta della loro posizione lavorativa e per correggere il lavoro autonomo fittizio.

Come si vede, l’Unione europea è un cantiere sempre aperto sui temi del lavoro, con norme accomunate da alcune caratteristiche ricorrenti: forte tutela dei diritti, bilanciamento delle esigenze individuali con quelle dell’impresa, riconoscimento del ruolo delle parti sociali e delle prassi locali.

Caratteristiche che spesso, nel dibattito quotidiano sui temi di interesse comunitario, vengono travolte da una narrazione che enfatizza solo gli eccessi di regolazione, che esistono ma sono marginali. Senza dimenticare che le direttive spesso vengono recepite male, in modo incompleto o tardivo: un fatto certamente non imputabile al legislatore comunitario ma, piuttosto, all’imprecisione di chi recepisce le Direttive stesse.

Giampiero Falasca - Il Sole 24 Ore