Quadro migliore rispetto alla Germania dove sul 20% incombe un downgrade
«Il 2024 sarà l’anno della resilienza per le imprese medio-grandi in Italia. Dovranno affrontare molte sfide ma nel complesso resisteranno a un contesto caratterizzato da tassi di interesse ancora elevati e potenziali rischi geopolitici. Tanto che attualmente una quota minima, l’11%, delle aziende oggetto di rating è a rischio downgrade». Renato Panichi, responsabile rating delle aziende in Italia per l’agenzia S&P Global Ratings sintetizza così al Sole 24 Ore l’outlook che attende le imprese per l’anno che sta per cominciare. Tra gli spunti di rilievo dell’analisi spicca il buon posizionamento delle imprese italiane rispetto alla media europea. «Il quadro è migliore rispetto alla Germania dove le imprese a rischio downgrade rappresentano il 20% del totale oggetto di rating, complice anche la difficoltà che stanno affrontando alcuni settori, in particolare quello dell’industria chimica».
L’andamento del ciclo macroeconomico giocherà la sua parte. Nel 2024 dovrebbe proseguire il percorso di riduzione dell’inflazione che abbiamo visto nel corso di quest’anno con il costo della vita - stando all’aggiornamento delle previsioni dell’agenzia al 30 settembre - che dovrebbe scendere dal 6,2% di fine 2023 al 2,3% nel 2024. Mentre il Prodotto interno lordo, per quest’anno visto in crescita dello 0,9%, dovrebbe mettere a segno un +0,7%. Quindi, nessuna recessione alle porte, pur in un contesto in cui i tassi elevati della Banca centrale europea (il governatore Christine Lagarde continua a mantenere la barra dritta sulla politica “high for longer”) dovrebbero un po’ frenare gli investimenti delle imprese. «Tutta l’Europa investirà meno nel 2024 - prosegue Panichi -. E su questo peseranno certamente i tassi di interesse. Ma gli investimenti non si arresteranno, sostenuti dai mega-trend, in particolare quelli della digitalizzazione e della transizione energetica». L’outlook 2024 di S&P sulle imprese italiane prevede inoltre che il fatturato crescerà di circa il 5%, più o meno in linea con quanto visto nel 2023. Si tratta di livelli lontani dal boom post-pandemico -quando i fatturati sono balzati di oltre il 20% - ma si tratta di un dato incoraggiante considerando che, come visto, l’inflazione dovrebbe rallentare e non darà più un grande contributo ai margini nominali. «Dopo la pandemia, e con la successiva impennata dell’inflazione, gran parte delle società è stata in grado di trasferire i maggiori costi ai clienti finali, compresi quelli energetici. E tale efficacia nel trasferimento dei costi è stata una sorpresa positiva - sottolinea l’analista di S&P -. Nel 2024 il doppio effetto del calo dell’inflazione e della debolezza della domanda interna e internazionale, soprattutto in alcuni settori come il manifatturiero, non aiuterà la crescita dei ricavi. D’altra parte, i costi energetici dovrebbero stabilizzarsi intorno agli attuali valori, ben lontano dai picchi del 2022 pur essendo superiori rispetto ai livelli pre-pandemici. Il costo del gas sul mercato all’ingrosso, ad esempio, è circa 50 euro per megawattora».
La resilienza delle imprese italiane analizzate dall’agenzia (62 società a medio-grande capitalizzazione) emerge anche da uno stress-test effettuato sul debito. «Gli anni più significativi per il rifinanziamento del debito delle imprese saranno il 2025 e il 2026 - spiega Panichi -. Le aziende italiane hanno quindi il tempo dalla loro parte. Tuttavia abbiamo voluto ipotizzare un quadro peggiore, effettuando una simulazione su un ipotetico riprezzamento integrale del debito agli attuali tassi di interesse. Il risultato che abbiamo ottenuto è estremamente interessante: solo il 10% delle società italiane con rating B+ e B hanno evidenziato in questo scenario un interest coverage ratio (un parametro usato per valutare la capacità di un’impresa di rimborsare i debiti, ndr) inferiore a 2x. A fronte di una media europea del 45%».
Scandagliando quindi i bilanci delle middle-large cap italiane si scopre che quei 30mila punti su cui è prossimo l’indice Ftse Mib - dove molte di queste aziende sono quotate - che fino a poco tempo fa sembravano una soglia irraggiungibile, non sono poi così campati in aria.
Vito Lops - Il Sole 24 Ore