19 ottobre 2023

Superbonus: no alla proroga, dal 2024 solo la detrazione.

Nessun intervento in legge di Bilancio. Con la sola eccezione di uno stanziamento extra di 15 miliardi di euro per il 2023 nel decreto Anticipi. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti nelle ultime battute della conferenza di presentazione della manovra chiude a nuovi correttivi sul superbonus nel Ddl varato lunedì dal Governo. E l’indice del testo della legge di Bilancio conferma: al momento nessun intervento previsto sui bonus casa.

Questo ha, soprattutto, una conseguenza. Senza modifiche all’assetto normativo in vigore, il superbonus per come lo abbiamo conosciuto dal 2024 è destinato a sparire. Per i condomini l’agevolazione scenderà al 70%, mentre per villette e unifamiliari sarà cancellata, anche nella versione depotenziata e limitata ai soli redditi più bassi prevista quest’anno. Non ci sarà, insomma, la proroga per i lavori in corso sugli edifici condominiali chiesta, ormai da settimane, da tutto il mondo dell’edilizia, Ance in testa.

Resta da verificare se questa posizione di chiusura reggerà di fronte all’urto delle richieste di parlamentari, anche della maggioranza, e associazioni che nel corso del passaggio del testo nelle aule di Camera e Senato continueranno a chiedere il rinvio. Va ricordato, a questo proposito, che già nella conversione del Dl Asset la stessa maggioranza, soprattutto da Forza Italia, aveva proposto emendamenti per spostare per i cantieri già avviati il termine del 31 dicembre in avanti di almeno tre mesi.

Più articolato il discorso su cessione del credito e sconto in fattura. Anche su questo capitolo non compare nulla nel disegno di legge di Bilancio. Giorgetti, però, sul tema ha usato parole rivelatrici di una volontà politica molto chiara: «I lavori devono essere completati entro la fine dell’anno se si vuole beneficiare dello sconto in fattura. Altrimenti parte il meccanismo delle detrazioni senza la possibilità di sconto in fattura e cessioni, salvo quelli maturati in precedenza».

Le norme attuali, disegnate dal Governo e dal Parlamento con il Dl n. 11/2023, prevedono già un blocco totale delle cessioni, con alcune eccezioni. Tra queste spiccano quelle riservate al bonus barriere architettoniche, che ha ancora a disposizione cessione e sconto in fattura, e alle Cilas e ai titoli abilitativi richiesti entro il 16 febbraio 2023. Per tutti questi lavori cessione e sconto sono ancora disponibili. Esiste, allora, una riserva di comunicazioni, presentate soprattutto alla fine del 2022 per mantenere il superbonus al 110%, che rischia di alimentare la cessione del credito ancora a lungo.

È qui che si potrebbe intervenire con una stretta, che avrebbe l’obiettivo di chiudere le porte definitivamente alle possibilità ancora rimaste aperte per le cessioni, evitando una coda di comunicazioni che vada avanti ancora per molti mesi. Potrebbero essere interpretate così le parole del ministro, quando parla di lavori da completare entro fine anno per utilizzare le cessioni o, in alternativa, di detrazioni come veicolo unico a partire dal 2024.

D’altronde Giorgetti ha ricordato che, nonostante le frenate assestate dall’esecutivo nell’ultimo anno, il superbonus continua a produrre detrazioni per tre miliardi al mese. Serve, quindi, un’ulteriore limitazione a partire dal prossimo anno. Se queste correzioni non arriveranno già nel Ddl, potranno essere portate in fase di discussione parlamentare.

La volontà dell’esecutivo, comunque, appare chiara: gestire la spesa per il prossimo anno in maniera controllata e prevedibile, evitando le esplosioni che hanno caratterizzato prima il 2022 e poi il 2023. Del resto, lo stesso decreto Anticipi prevede, «al fine di consentire il perfezionamento delle regolazioni contabili del bilancio dello Stato delle agevolazioni per i bonus edilizi», un incremento di 15 miliardi di euro degli stanziamenti 2023 legati al solo superbonus.

Un passaggio necessario dopo la riclassificazione decisa da Eurostat per i crediti 2023, ritenuti pagabili essenzialmente perché non si sono ancora prodotti gli effetti che il Governo sperava con il decreto Cessioni dello scorso febbraio. Dopo che le spese 2023 sono state tutte caricate sul bilancio di quest’anno, si potrebbe puntare a evitare lo stesso effetto anche nel 2024, chiudendo definitivamente e in modo più drastico il rubinetto della produzione di crediti fiscali.

Sullo sfondo resta, infine, il tema dell’allungamento dell’arco di vita delle detrazioni. Per consentire a un numero maggiore di soggetti di utilizzare le agevolazioni in dichiarazione, l’ipotesi allo studio è quella di riproporre la norma già utilizzata per le spese relative al 2022, che consente di spalmare su dieci anni (anziché quattro) lo sconto e, quindi, di aumentare le possibilità di capienza fiscale. In sostanza, per le spese 2023 potrebbe esserci la chance di optare per dieci rate, a partire dal 2024. Anche questa misura, da tempo allo studio sui tavoli tecnici ministeriali, potrebbe essere introdotta in fase di discussione parlamentare della legge di Bilancio.

 IlSole24Ore - Giuseppe Latour e Giovanni Parente