02 febbraio 2024

Tassi fermi Lagarde: prematuro parlarne

Direttivo Bce. Confermata l’indicazione di mantenere i tassi invariati. «Le decisioni del Consiglio restano dipendenti dai dati»

Direttivo Bce. Confermata l’indicazione di mantenere i tassi invariati. «Le decisioni del Consiglio restano dipendenti dai dati»

AFP Pressioni.  La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde

FRANCOFORTE

La Bce ha lasciato ieri i tassi invariati, come nelle attese. E la presidente Christine Lagarde ha detto in conferenza stampa, sollecitata sulla tempistica del taglio dei tassi, che «il consensus intorno al tavolo del Consiglio direttivo della Bce è che è prematuro discutere del taglio dei tassi». Il fatto che sia prematuro parlarne ora, però, non equivale a dire che il primo taglio sarà sicuramente in estate. Lagarde non ha voluto ripetere le dichiarazione fatte a Davos (anche se le ha totalmente sottoscritte) né si è sbilanciata nel respingere esplicitamente un primo taglio l’11 aprile. Ha ripetuto il mantra della «dipendenza dai dati». Ma essere dipendente dai dati lascia aperta la porta a un taglio dei tassi prima del 6 giugno, con un cambiamento dello scenario base e l’avverarsi dei rischi al ribasso sull’inflazione e la stagnazione, ma anche un nulla di fatto nel momento in cui i rischi al rialzo sull’inflazione si dovessero concretizzare. È per questo che ieri alcuni commentatori hanno colto segnali da falco, altri da colomba, nelle dichiarazioni di Christine Lagarde.

Alla prima riunione del 2024, il Consiglio ha intanto potuto rilevare con un certo sollievo che le nuove informazioni hanno confermato «sostanzialmente la valutazione precedente circa le prospettive di inflazione a medio termine». La tendenza al ribasso dell’inflazione di fondo è proseguita e i passati incrementi dei tassi continuano a trasmettersi con vigore alle condizioni di finanziamento.

Tutto questo non era scontato. Il ciclo dei 10 aumenti consecutivi dei tassi infatti è stato molto atipico, sia per l’entità della restrizione complessiva (450 punti base), sia per il fatto che sia arrivato dopo un lungo ciclo di tassi negativi, sia per la velocità dell’inasprimento (poco più di un anno) che non trova precedenti nella storia dell’euro. La Bce e i suoi “modelli” si sono dovuti confrontare con una serie di situazioni ed eventi che non erano mai accaduti in precedenza: tant’è che l’impatto sul Pil e sull’inflazione di questo atipico restringimento della politica monetaria non era affatto scontato. I modelli della Bce per un periodo hanno previsto una quantità di prestiti notevolmente superiore a quella emersa, per esempio. Nell’ultimo sondaggio sul credito bancario, tuttavia, la Bce ha iniziato a rilevare una tenue creazione di credito, e l’inizio timido di un’inversione di tendenza, e questo potrà in prospettiva compensare il calo della quantità di prestiti superiore alle previsioni.

La Bce rimane quindi dipendente dai dati e la sua funzione di reazione, anch’essa ieri è rimasta intoccata. Questo significa tuttavia che se il Consiglio direttivo dovesse riscontrare, in marzo, un’eccessiva restrizione sull’economia, oppure una sorpresa all’ingiù sull’andamento dell’inflazione, correrà ai ripari. Tutto questo, dentro il quadro di uno scenario base, che per ora resta quello delle proiezioni macroeconomiche di dicembre, dove il primo taglio dei tassi arriva a metà anno: anche se nessuno in Bce ha menzionato “giugno”, neppure Lagarde a Davos. La fiducia nelle previsioni, che stanno diventando più prevedibili mentre la crisi energetica rientra, sta dunque salendo.

In quanto al tasso naturale, che è stato menzionato in una domanda in conferenza stampa come un altro modo per provare a inchiodare Lagarde su una previsione sui tassi futuri, la presidente ne è uscita senza dire nulla: il tasso di equilibrio, «naturale», ha commentato, si saprà quando la Bce vi sarà arrivata. Il tasso naturale è quel tasso che viene applicato quando l’inflazione è sostenibile e stabile al 2% e l’economia cresce al tasso della crescita potenziale. È il paradiso dei “Riccioli d’oro”, la Goldilocks economy dove tutto è perfetto. Anche del tasso neutrale nell’area dell’euro, è prematuro parlarne perché l’inflazione non è ancora al 2% in maniera sostenibile e l’economia ha chiuso il 2023 nel quarto trimestre in stagnazione ed è ancora debole, con possibilità di ripresa solo in corso d’anno.

Sono tanti i dati in arrivo fino a giugno: inflazione, proiezioni macroeconomiche a marzo e giugno, andamento dei salari con dati in aprile sul primo trimestre, dove ora non si registrano effetti di secondo ciclo dal temuto rialzo delle retribuzioni, al contrario stanno emergendo segnali di raffreddamento.

Isabella Bufacchi  -  IL Sole 24Ore